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mercoledì 18 ottobre 2017



MAURO BIGLINO: LA BIBBIA,FA IL RESOCONTO

DELLA PIÙ GRANDE INVASIONE ALIENA SULLA TERRA!!


L’intervista esclusiva a Mauro Biglino, traduttore di antichi testi ebraici
di Stefania Del Principe


Ci sono reperti e testimonianze inspiegabili che fanno ancor oggi  impazzire i ricercatori di tutto il mondo e stonano totalmente con quello che ci dice la scienza ufficiale. Chi approfondisce la storia riguardante le civiltà antiche non può non notare che i nostri antenati non erano assolutamente primitivi come noi ce li immaginiamo. Ma, anzi, per certi versi si potrebbero considerare
più evoluti di noi, ai giorni nostri. Parliamo non di situazioni occulte, ma di fatti che sono sempre stati davanti agli occhi di tutti, come la Grande Piramide per esempio, costruita seguendo le proporzioni esatte al millimetro della Luna e della Terra, oppure della conoscenza medica
avanzatissima presente sia in India che presso i Maya, dove si utilizzavano succhi di radici per curare fratture in pochi giorni. O ancora di uno dei testi più famosi al mondo, del quale nessuno parla: il
Vaimānika Śāstra, ossia La scienza dell’aeronautica. Testo in cui osservando gli accuratissimi schemi, c’è da chiedersi come fosse possibile avere una simile conoscenza.



















Che dire, invece, delle discipline orientali come l’agopuntura, con la quale si facevano anestesie con il solo utilizzo degli aghi? Come mai queste tecniche solo oggi cominciano a essere, a stento, validate e riconosciute? E’ possibile credere alla teoria dell’Homo sapiens che si è “evoluto” solo guardando le stelle? Ma se non aveva mezzi a disposizione, come faceva a misurarle e a replicarle, attraverso, per esempio, le piramidi? Come è possibile, c’è da chiedersi, che solo pochi secoli fa moltissima
gente sia morta di pellagra cibandosi quasi in maniera esclusiva di farina di mais, quando i Maya e gli Incas da migliaia di anni ovviavano al problema cuocendo il mais in ambiente fortemente basico per rendere disponibile la vitamina PP presente nel cereale? Come mai noi uomini moderni civilizzati questo non lo sapevamo? Quando l’umanità odierna sarà così umile da non pensare di sapere tutto e di poter, invece, attingere anche da fonti antiche?
Perché “antico” non significa affatto “primitivo”, e quando si parla
dell’essere umano, ancora meno che meno. C’è un filo comune, in ogni caso, che potrebbe rispondere a queste e altre domande a cui la scienza ufficiale non può rispondere. E, come sempre, la risposta è presente nelle fonti antiche.Tutti parlano e descrivono qualcuno che loro ritengono molto importante e vicino a loro. Li chiamano gli dèi. Gli dèi dell’India, della Sumeria, della Cina, dei Maya e di tutte le altre civiltà antiche sono praticamente identici. Sono “gli uomini venuti dalle
stelle”, “i nostri progenitori”, “gli uomini venuti dal mare che ci hanno insegnato la matematica, l’astronomia eccetera”, “gli dèi alti dalla pelle e gli occhi chiari”. Questi particolari sono comuni a tutti, a tutti gli dèi, di tutte le popolazioni. Chi erano, dunque, questi dèi? Un’invenzione di tutte le civiltà primitive? Anche questa risposta si trova in molti reperti antichi, per esempio in quelli Sumeri, dove si racconta che si tratta di esseri in cerca dell’oro provenienti dalla stella imperituria, ossia da
Nibiru, un pianeta che ha un’orbita gigantesca che dura ben 3.600 anni terrestri. Ma la cosa che fa più sorridere di tutte, è che tutto questo è stato scritto da millenni ed è sempre stato a portata di mano, nel libro tra i più sacri al mondo: la Bibbia. Purtroppo vi sono errori di traduzione (voluti o meno non sta a noi dirlo), ma per fortuna, tra il genere umano ci sono anche bravissimi ricercatori che hanno ritradotto direttamente da fonti originali per comprendere davvero il significato della Bibbia. Uno di questi è Mauro Biglino che nel suo libro “Il dio alieno della bibbia” (Uno Editori) spiega
in modo accuratissimo cosa, secondo lui, infine è davvero questo antico testo sacro: il racconto reale della più grande invasione aliena della storia dell’umanità. Per capire qualcosa di più della Bibbia vista così, ci siamo rivolti direttamente all’autore. I testi ebraici sembrano emulare perfettamente gli antichi scritti Sumeri, eppure le loro datazioni sono estremamente diverse, a quando risalgono esattamente? Le datazioni dei vari libri anticotestamentari sono diverse e molto controverse; in sintesi possiamo dire che i papiri più antichi risalgono al 150 circa a.C. La maggior parte dell’Antico Testamento risulta comunque composta dopo l’esilio babilonese. Le Bibbie che abbiamo in casa sono
redatte sulla base del Codice di Leningrado, il codice universalmente accettato con la divisione in parole e la vocalizzazione fatta dai masoreti tra il VI e il XI secolo d.C. Lo scritto che si possiede risale al 1008: questo testo costituisce il punto di riferimento per le Bibbie ufficiali. Lo Yahwèh biblico, quale Dio era, se rapportato ai racconti Sumeri? E il serpente tentatore, invece? Le spese sembra essere a giudicare dai racconti?Non sono in grado di fare parallelismi documentati; ci sono molte
ipotesi e le vicende bibliche fanno pensare a un Elohim abbastanza giovane, o quanto meno poco esperto, cui è stato assegnato un territorio di scarsa importanza. Una ipotesi lo identifica con ISHKUR, figlio dell’Anunnaki ENIL. Un’altra lo identifica con Baal… ma so bene che sono solo ipotesi appunto. Il serpente che ha la tana sotto terra indicherebbe simbolicamente gli studi che vanno in profondità e la sua raffigurazione intrecciata riproduce con tutta evidenza la doppia elica del DNA.


Il serpente tentatore richiamerebbe quindi probabilmente i KASHDEIAN, il gruppo di Anunnaki (i corrispondenti sumeri degli Elohìm biblici) che si occupava delle questioni biomediche, secondo gli studi di un sumerologo del Christ College di Cambridge. Viene da pensare che si tratti dello stesso gruppo che ha prodotto gli Adàm con l’ingegneria genetica e ha reso fertile la coppia (o i due gruppi di maschi femmine) dell’Eden: questa sarebbe infatti la probabile realtà del cosiddetto
“peccato originale” che è consistito nell’acquisire la capacità di riprodursi autonomamente e contro il parere contrario dei “capi”. In contrasto con il comandante del GAN-EDEN – espressione ebraica che
significa giardino recintato e protetto posto in Eden – il responsabile del gruppo di scienziati Anunnaki/Elohìm avrebbe infatti concesso la fertilità alla coppia (o ai due gruppi) attribuendo loro la possibilità riprodursi. Si tratta di un tema molto complesso cui non a caso ho dedicato un
capitolo intero nel libro IL DIO ALIENO DELLA BIBBIA. Per inciso, preciso che l’ebraico GAN corrisponde al sumero accadico KHARSHAG che significa luogo recintato e protetto posto in alto; la
lingua iranica ha ripreso il concetto nel termine PAIRIDAEZA, da cui deriva il greco PARADEISOS, cui fa seguito il PARADISUM latino e infine il nostro Paradiso. Come si vede il significato originale rimanda a unconcetto completamente diverso da quello che la tradizione dottrinale gli ha assegnato. In quel luogo, che era con ogni probabilità il centro di comando degli Elohim, si è sviluppato quel contrasto trai vari gruppi in cui fa la comparsa il serpente biblico. Secondo lei, perché esiste una Bibbia in cui si parla esplicitamente male di Enki (facendolo diventare il serpente tentatore – nacàsh) e bene di Enlil (Facendolo addirittura diventare Dio, Yahwèh)? Riprendo la risposta precedente per dire che proprio ENKI risulta essere il responsabile delle formazione dell’Adam e dunque anche
dell’intervento teso a rendere fertile la coppia, contro il volere del più potente fratello ENLIL. A mio parere Yahwèh non può essere identificato con ENLIL e neppure con ENKI perché la sua figura appare decisamente meno importante di quelle dei due fratelli che si dividevano il comando.
Come già accennato, Yahwèh era sicuramente di rango inferiore e il capitolo 32 del Deuteronomio ci dice appunto che egli ebbe in “eredità” un popolo che vagava disperato nel deserto. A fronte di questa
assegnazione di scarsissima importanza sappiamo che molti suoi “colleghi” governavano invece su popoli importanti come Egizi, Assiri, Babilonesi, Ittiti eccetera. Egli dovette in pratica costruirsi un popolo e cercarsi un territorio che fosse minimamente vivibile: questa necessità determinò, e quindi
spiega, i suoi comportamenti che risultano essere violenti, crudeli, privi non solo di amore ma anche di semplice equità. La Bibbia poi presenta le vicende storiche alla luce della visione monoteista introdotta dai masoreti: in questa ottica il sumero ENLIL finisce per essere apparentemente il dio supremo (identificato con Yaywèh) che decide per il bene delle creature le quali invece disobbediscono tentate dalla controparte, il serpente ENKI. Quello che nella Bibbia ufficiale viene tradotto come “gloria di Dio”, negli antichi testi ebraici, in realtà, si usa il termine kewod, vuole dirci che significato ha esattamente questa parola? E cosa ha a che fare con la gloria di Dio?
Diciamo subito che la “gloria” (di Dio) è un concetto di non facile comprensione: ha diversi significati collegati l’uno all’altro e interdipendenti. Il termine ebraico si legge alternativamente
kevòd/kebòd oppure kavòd/kabòd. Il verbo da cui deriva indica i concetti di: “essere pesante, avere peso, essere onorato, essere duro”. Tutta la descrizione degli eventi a esso legati e le conseguenze che comporta la sua vicinanza fanno pensare a una macchina volante: si muove producendo rumore e vento di tempesta; produce fumo e fiamme visibili a distanza; se passa vicino a una persona la uccide; Dio non può prevenire né mitigare questa azione; quando passa può esserevista solo dal retro e non di fronte, salvo subire conseguenze irreparabili; se ci si protegge dietro rocce ci si salva… Queste descrizioni sono troppo precise per essere interpretate come “visioni” o come il ricordo di fenomeni atmosferici naturali (ai quali i nomadi erano sicuramente abituati!); tanto meno possono essere ricondotte a una ingenua volontà di inventare una qualche forma di apparizione in grado di stupire il lettore: ben altro è stato fatto in questo senso nella produzione letteraria religiosa.
Qui siamo di fronte alla presentazione di eventi straordinari cui assisteva l’intero popolo, fenomeni precisi, assolutamente nuovi per l’ordinaria esperienza di quella gente, costituiti da immagini, situazioni e suoni che – se per un attimo ci liberiamo dai pregiudizi e seguiamo liberamente il pensiero e le attuali conoscenze – sono molto facilmente riconducibili alla presenza di un “qualcosa” che si manifestava con grande potenza. Il termine kevòd in effetti identifica proprio questo: ciò
che è pesante e forte. Insomma, il concetto di gloria intesa come caratteristica spirituale e trascendente di Dio rappresentata dalla teologia, risulta decisamente poco compatibile con tutto ciò che la Bibbia racconta in modo molto concreto di questo kevòd. Sempre nella Bibbia, vengono spesso citati i giganti o i figli di Anak. Sono esistiti davvero esseri giganti? E se sì, secondo lei erano gli
Anunnaki/Elhoìm? Oppure una stirpe con qualche “mutazione” genetica? Per la Bibbia sono esistiti senza dubbio. Degli anakim o figli di Anàk la Bibbia ci precisa che erano così alti che gli ebrei di fronte a loro si vedevano piccoli come locuste. Nei miei libri cito tutti i passi in cui sono descritti e sottolineo che di alcuni di loro il testo mette in risalto un’altra caratteristica anatomica: avevano sei dita per ogni arto. Non pare avessero una grande importanza perché li troviamo ridotti a vivere in
soli tre centri abitati (Giaffa, Gat e Ashdod) e a combattere nell’esercito filisteo contro i figli di Israele: Golia di Gat era uno di loro. Secondo l’AT non erano Elohim, in quanto in Genesi 6 si dice che quando i figli degli Elohim si unirono con le femmine degli Adàm “sulla terra c’erano i Nefilim”: questa affermazione ci induce a pensare che appartenessero a un’altra tipologia di individui. Una ulteriore possibile conferma l’abbiamo nel leggere che Yahwèh stesso, che era uno degli Elohìm,
combatte contro di loro in più occasioni e li sconfigge. Non vengono mai menzionati in posizioni di comando o in attività che si possano porre in relazione diretta con gli Elohìm. A un certo punto si ricorda la morte in battaglia degli ultimi tre e poi improvvisamente scompaiono e la Bibbia
non ne parla più. Afar più Tzelèm uguale Adàm. Cosa ci può dire in merito a questa “formula aritmetica”? Nel libro presento una chiave di lettura derivante dai significati delle radici dei termini riportate nei dizionari di etimologia ebraica e sumeroaccadica. Provo a sintetizzare: il Dizionario di ebraico e aramaico biblici “Brown- Driver-Briggs Hebrew and English Lexicon”alla voce [tselèm] riporta la seguente indicazione: “qualcosa di materiale che contiene l’immagine”. La radice verbale [tsalàm] da cui deriva viene tradotta con “tagliare via”. Unendo questi due significati originari ci chiediamo: cos’è che contiene l’immagine di qualcuno e che può essere “tagliato via, tagliato fuori,
estratto” e usato per produrre un essere vivente a somiglianza del primo? Sappiamo bene che è il DNA.
Per quanto concerne il secondo vocabolo citato nella domanda, [afàr], la tradizione ha sempre voluto rendere il termine con la parola “polvere o argilla” e in effetti ha anche questo significato, ma il valore originale richiama la valenza più ampia di una “sostanza terrena” e indica anche qui una funzione tipica dell’argilla: la capacità di contenere/mantenere la forma. Si tratta cioè di un qualcosa che appartiene alla Terra e che da essa può essere preso per operare nel senso voluto. In sostanza, lo [tselèm], il DNA degli Anunnaki-Elohìm, viene unito con l’[afàr], cioè il DNA ominide disponibile sulla Terra (Adamàh) e si ottiene così l’Adàm, il terrestre. Quelli che la bibbia ufficiale ha tradotto come “Angeli”, nei testi originali si chiamano Malachìm. Chi sono in realtà? Il termine significa “messaggeri”: le descrizioni anticotestamentarie li presentano come dei portaordini, vigilanti, controllori, esecutori, intermediari tra gli Elohim e l’uomo. La tradizione teologica li ha trasformati in creature angeliche ma non vi è alcun dubbio che nella Bibbia sono individui in carne e ossa che mangiano, bevono, dormono, camminano, si sporcano, si devono lavare, possono essere aggrediti e si
devono difendere, vivono in accampamenti… Il vocabolo è chiaramente un termine funzionale per cui non so dire con esattezza se appartenessero a una tipologia diversa rispetto agli Elohìm o se
costituissero un semplicemente particolare grado all’interno della gerarchia militare di quella razza. Certo è che non erano assolutamente creature spirituali. Va anche detto che incontrarli non era considerato un piacere ma, al contrario, poteva costituire un rischio, compreso anche quello di morire. I Cherubini (kerubim), invece, sono sempre “angeli” o sono tutta un’altra cosa?
Due sono i capitoli che ho dedicato alla questione sensibilissima dei cherubini: posso dire che mentre i malakìm erano degli individui, tutti i passi biblici ci presentano i cherubini come oggetti meccanici. In sintesi ecco le caratteristiche che emergono dall’Antico Testamento: intanto diciamo subito che a loro non ci si rivolge, non prendono decisioni autonome, non hanno alcun rapporto con gli uomini, non parlano…Non hanno quindi nessuna delle caratteristiche tipiche degli individui dotati di una personalità propria. Al contrario, sono oggetto di descrizioni che ne rivelano la meccanicità:
sono dotati di lame/cerchi fiammeggianti che ruotano rapidamente; sono rappresentati come aventi dimensioni notevoli; quando non si muovono autonomamente possono (devono?) essere trasportati con un carro realizzato appositamente; hanno ruote che possono procedere in tutte le direzioni senza girarsi, rimanendo sempre strutturalmente unite all’insieme dell’oggetto volante (kevòd), e hanno una parte centrale circolare che ruota/turbina rapidamente; quando sono collegati al carro di Yahwèh hanno sotto di loro uno spazio nel quale può passare almeno una persona; sono dotati di strutture che coprono e proteggono quando sono chiuse, mentre quando sono aperte servono per il volo; nel
muoversi producono un rumore udibile a distanza; sono un “qualcosa” su cui l’Elohìm si posa, siede, staziona, si pone a cavalcioni e vola; si muovono uniti al [kevòd, ruàch] dell’Elohìm ma anche in modo indipendente. Insomma, pare proprio che non avessero nulla a che vedere con le eteree figure angeliche della tradizione dottrinale. La Bibbia ci dice che Dio (Elhoìm) muore come tutti gli altri uomini – nonostante abbia una vita molto più lunga della nostra. C’è qualcosa di sbagliato oppure l’Elhoìm non è il Dio spirituale che intendiamo noi? Il Salmo 82 è chiaro in questo senso: gli Elohìm muoiono come tutti gli Adam, cioè come ognuno di noi. La dottrina tradizionale non può ovviamente accettare questa affermazione per cui sostiene che nel Salmo 82 il termine Elohìm stranamente non significa più Dio ma ”giudici”. Per quanto concerne la seconda parte della domanda direi che
tutto l’Antico Testamento lo è: Dio non è presente in quel libro. E per giungere a questa conclusione non è necessario accedere a traduzioni particolari: è sufficiente leggere molto attentamente la Bibbia che abbiamo in casa. La studiosa ebrea Lia bat Adam scrive chiaramente che la Bibbia non è un libro che si occupa di religione ma un testo di storia che riporta “solo fatti umani” e che Yahwèh non si presenta come il creatore dell’universo ma unicamente come “liberatore, vindice, condottiero e sponsor” di un popolo. Nei codici biblici ci possono essere differenze interpretative dovute alle difficoltà insiste nelle lingue antiche ma il concetto di fondo è a mio parere indubitabile: l’Antico Testamento non parla di Dio e non voleva neppure farlo. Per questo la Bibbia non si fa scrupolo di affermare che gli Elohìm muoiono.Nel libro di Neil Freer, “The god games” si legge che: I re erano
improvvisamente descritti nelle sculture in piedi come nel passato davanti ad una sedia vuota dove usualmente sedeva il maestro-dio. I loro lamenti erano scritti sulle tavolette, “ Cosa farò adesso che il
mio maestro-dio non è più qua ad istruirmi…cosa dirò al popolo ?“…osservando il cielo in attesa di un ritorno, il servizio di ristorazione alla tavola del Maestro/dio si tramutò in vuoto rituali di offerta di cibo, gradatamente i vari servizi di routine divennero rituali tipo la cosiddetta cargo-cultura, mentre i loro palazzi si tramutarono in vuoti templi, mentre coloro i quali erano stati istruiti dai vari maestri/dèi, vedendo che le conoscenze di tecnologia, scrittura, scienza, astronomia, metallurgia venivano dimenticate, decisero di preservarle in gruppi ristretti ”. Perché, secondo lei,improvvisamente, gli dèi ci lasciano? Ci sono racconti dove viene spiegato il motivo di questa loro “fuga improvvisa”?
Nella Bibbia non ci sono indicazioni che consentano di formulare ipotesi dotate di un minimo di fondamento. Prendo allora una indicazione dallo storico giudeo-romano Giuseppe Flavio che nel suo libro Guerra Giudaica scrive così:
 Libro VI:296 “Non molti giorni dopo la festa, il ventuno del mese di Artemisio, apparve una visione miracolosa cui si stenterebbe a credere”;
 Libro VI:297 “E in realtà, io credo che quanto sto per raccontare potrebbe apparire una favola, se non avesse da una parte il sostegno dei testimoni oculari, dall’altra la conferma delle sventure che seguirono”.
 Libro VI:298 “Prima che il sole tramontasse, si videro in cielo su tutta la regione carri da guerra e schiere di armati che sbucavano dalle nuvole e circondavano le città. Inoltre, alla festa che si chiama la Pentecoste”;
Libro VI:299 “I sacerdoti che erano entrati di notte nel tempio interno per celebrarvi i soliti riti riferirono di aver prima sentito una scossa e un colpo, e poi un insieme di voci che dicevano: “Da questo luogo noi ce ne andiamo”. Chissà. Forse se ne sono andati nel 68 d.C.
Trattandosi di normalissimi colonizzatori hanno mantenuto il comportamento che ci si attenderebbe: venuto meno il motivo per ilquale erano qui, cessato l’interesse o terminate le operazioni programmate, hanno lasciato il campo. Nell’AT non ci sono neppure indicazioni su possibili ritorni.
Negli ultimi anni, il fenomeno Crop circles sembra essere sempre associato alla presenza costante di Ufo. In quelli considerati autentici (perché ce ne sono anche tanti falsi), poi, fin dalle prime volte appare la firma degli Ehloim (con il geroglifoco Neteru) oppure, in maniera più esplicita, in tutta risposta alla scritta di un uomo (“talk to us”) che richiamava l’attenzione degli autori dei
cerchi nel grano, appare già nel lontano 1991 una scritta in fenicioebraico antico in cui vi è il nome di Ea/Ptah. La scorsa estate, a Poirino (TO), riappare la scritta Ea/Enki, in un crop considerato autentico. Pensa che gli Elhoìm stiano ancora cercando di comunicare con noi?
Sinceramente non lo so e non posso rispondere in modo documentato perché non mi sono mai occupato dei Crop né di ufologia contemporanea e mi limito a tradurre e studiare i testi antichi. Da lì traggo le mie informazioni perché ho fatto una scelta metodologica precisa: tradurre il codice biblico che le Chiese hanno dichiarato essere stato ispirato da Dio. Da questo punto di vista devo dire che quando gli Elohìm intendevano parlare con l’uomo lo facevano direttamente: nel libro di Geremia lo stesso Yahwèh ironizza duramente sui presunti profeti che sostenevano di ricevere messaggi attraverso i sogni, quindi
non saprei dire se ora i presunti alieni hanno scelto metodi più criptici e generici. Sulla Terra sono ormai molte decine di milioni le persone psicologicamente pronte ad accogliere le loro presenza. Mons. Corradi Balducci disse che gli UFO esistono e la Bibbia li conosceva; Padre Funes, il gesuita che dirige le Specola Vaticana, in una intervista all’Osservatore Romano ha detto che dobbiamo preparaci all’incontro con i nostri fratelli che provengono da altrove, dunque posso formulare
la speranza che, se davvero sono ancora o nuovamente qui, prima poi si decidano a palesarsi apertamente. E con quest’ultima risposta di Biglino, non possiamo che essere d’accordo con lui. Se sono qui, o tentano di ritornare, possiamo affermare con certezza che parte dell’umanità è pronta ad accoglierli; quindi possono decisamente cominciare a farsi vedere da noi. E magari insegnarci nuovamente un po’ di nozioni che, ahimè, nel tempo sono state perdute.



tratto da www.universo7p-it

sabato 14 ottobre 2017



MA CHI ERANO I NEPHILIM?

Ma chi erano i Nephilim? Nefilim, Annunaki, Vigilanti, Jedi; quattro diversi nomi, per indicare la medesima razza a cui è attribuita l’origine della nostra e di cui perfino la bibbia parla. Nella bibbia il loro nome è figli di Dio, e dai rapporti con donne umane si sarebbe generata una nuova razza, quella dei giganti. Ma andando con ordine cerchiamo di capire un po’ di più chi erano in realtà questi Nefilim, come i testi antichi ci hanno tramandato la loro civiltà e quale ruolo hanno avuto nello sviluppo della nostra. Nella Bibbia (Gn 6,1-4) così si legge: Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sopra la faccia della terra e nacquero loro delle figliole, avvenne che i figli di Dio videro che le figliole degli uomini erano piacevoli e se ne presero per mogli tra tutte quelle che più loro piacquero. Allora il Signore disse: “il mio spirito non durerà per sempre nell’uomo, perché egli non è che carne, e i suoi giorni saranno di centovent’anni”. C’erano i giganti sulla terra a quei tempi, e anche dopo, quando i figli di Dio s’accostarono alle figliole dell’uomo e queste partorirono loro dei figli. Sono questi i famosi eroi dell’antichità.


Non nascondo che la prima volta che lessi questo passo non poche
domande mi balenarono nella mente: chi erano i figli di Dio? Chi ha
creato i giganti? Chi erano i famosi eroi dell’antichità? Che vuole dire che
i giorni degli uomini saranno di 120 anni?
Partiamo rispondendo all’ultima domanda; è lecito sapere che prima di
quella “sentenza divina”, gli uomini erano molto longevi, infatti in Gn 5,5
si può leggere che Adamo prima di morire visse ben 930 anni! Dio
quindi, per punire gli uomini decide di abbassare il tetto dell’età degli
uomini. Tutti sanno che è davvero improbabile che un uomo sia vissuto
tanto e forse, l’abbassamento dell’età imposta da Dio potrebbe trattarsi
di una correzione da parte degli “scrittori” della bibbia, che avrebbero
così sanato l’incompatibilità vita reale. Per ora teniamo buona questa
ipotesi.
I Figli di Dio, o Nefilim, sono secondo la tradizione biblica degli angeli
caduti sulla terra e non più puri. Giunti sulla terra si sarebbero uniti agli
uomini e avrebbero così dato origine ad una nuova razza: la razza dei
serpenti.
I giganti e gli eroi erano i figli degli angeli caduti?
Sì, basti pensare alla mitologia classica: il figlio di un dio e di un uomo è
generalmente un essere straordinario dotato di una forza sovraumana
(Eracle) o immortali (Achille) o con conoscenze superiori all’uomo
(Prometeo era un titano); erano insomma dei giganti, ossia più grandi
degli uomini, dove quindi il termine gigante non sta per uomini dalle
dimensioni spropositate, ma per uomini con qualità superiori a quelle
degli uomini. Come tutti sanno Achille, Eracle e Prometeo, oltre ad avere
doti straordinarie che li rendevano giganti tra gli uomini, vennero poi
ritenuti dei veri e propri eroi, dopo tutto che titolo attribuire ad uno che
contro il volere degli dèi insegna all’uomo il potere del fuoco, se non
quello di eroe?
Ecco quindi chi erano i giganti e gli eroi di cui si parla in quel passo della
genesi: “ibridi” nati dall’unione di uomini e Nefilim, la razza dei serpenti.
Mi si potrebbe obbiettare: “ma dal passo si intuisce che i giganti
vivevano sulla terra già prima della venuta dei figli di Dio”.
Ad una tale obbiezione non potrei che rispondere che è vero, i giganti
vivevano sulla terra prima della venuta dei figli di Dio. Il fatto è che
quella non fu l’unica volta in cui i figli di Dio si unirono con le “figliole
degli uomini”. Fin dalla sua creazione, l’uomo ha avuto a che fare con i
Nefilim. Questa razza non è comparsa a sorpresa nella vita della nostra
civiltà, ma da sempre sembra accompagnarci. Ma prima di addentrarci
in questa, proviamo a dare una ipotetica descrizione di questi Nefilm.
L’antica letteratura giudaica attribuisce ai Vigilanti (Nefilim, Jedi,
Annunaki, tutti sinonimi di una stessa civiltà) specifici tratti somatici:
vengono descritti come esseri molto alti, di pelle bianca, con capelli
bianchi lanosi, carnagione arrossata, occhi penetranti e volti di serpente;
anche i testi mesopotamici ed altri racconti mediorientali sembrano
confermare questa descrizione, arricchendola con altri particolari come
“razze di giganti” e confermando che le divinità, antenate della civiltà,
erano anch’essi di statura “gigante”.
Dalla descrizione che i popoli antichi ci danno di questi strani uomini,
possiamo azzardare l’ipotesi che non si tratti di esseri disumani.
La descrizione sembra combaciare con quella di un occidentale, che
mediamente è più alto rispetto ad uno asiatico o ad un mediorientale
(pensando al XI millennio a.C.).
Si tratta quindi, di una civiltà differente da quelle che abitavano la
mezzaluna fertile, una civiltà di cui non ci è rimasta traccia se non nei
racconti di questi popoli, se non nei miti e nelle leggende che narrano di
questi Nefilim.
Le caratteristiche fisiche venivano poi accentuate per mettere in
evidenza l’importanza che rivestivano questi uomini. Infatti nelle culture
primitive, i re e gli uomini che ricoprivano incarichi di alto rango
(aristocratici etc.), venivano raffigurati con dimensioni sproporzionate,
rispetto agli altri uomini (comuni) quasi ad evidenziarne una sorta di
divinazione. Tanto è vero che, ad esempio, l’unico documento per ora in
nostro possesso sul mitico Re Scorpione, è una testa di mazza in cui il
sovrano (il cui nome è scritto attraverso un pittogramma
rappresentante uno scorpione) è riprodotto in dimensione eroica,
proprio a testimoniarne l’importanza (a lui viene attribuita l’unificazione
dei due Egitti).
Il libro di Enoch racconta che gli Angeli caduti rivelarono all’uomo i
segreti proibiti del cielo. Azazel “insegnò agli uomini a fare spade,
coltelli, scudi e corazze e fece conoscere all’uomo l’arte di lavorare i
metalli”. Altri Vigilanti sono accusati di aver addestrato i mortali in
campi scientifici, quali l’astronomia e la geografia, l’arte di abbellire il
corpo, addirittura insegnarono all’uomo come “abortire”. Penemu,
infine, istruì l’uomo sull’uso di “inchiostro e carta”. Dunque, più che una
razza proveniente dal cielo, gli Annunaki (così erano conosciuti tra i
Sumeri) sembrano essere una civiltà evoluta (a sostegno della nostra
tesi), che esporta la sua conoscenza verso popoli meno evoluti,
civilizzandoli e creando quindi un rapporto si subordinazione tra i due
popoli. Prometeo è un esempio di questo rapporto, che esisteva tra le
due diverse civiltà: mosso da compassione per la condizione primitiva
delle popolazioni della mezzaluna, decide di rilevare ad alcuni popoli
determinate conoscenze (rappresentate dal fuoco, che è stato
indubbiamente una grande scoperta dell’uomo), che la sua civiltà
(quella dei Nefilim) conosceva e che non voleva che le altre civiltà non
conoscevano. Venne quindi punito dal suo popolo; come tutti sanno
infatti la sua condanna fu quella di subire tutti i giorni l’attacco di un
aquila che gli divorava il fegato per tutto il dì, fegato che durante la
notte ricresceva pronto per essere divorato il dì seguente. Ma gli Jedi
non punivano solo i loro simili, persino gli uomini subivano le loro
punizioni.
Alcuni studiosi, come Zecharia Sitchin, credono invece che la natura
degli Annunaki non sia terrestre. Sitchin reputa infatti che gli Annunaki
siano degli alieni provenienti da un decimo pianeta, che periodicamente
si va a collocare tra Marte e Giove: Nibiru. Tale pianeta, secondo i testi
sumeri studiati da Sitchin, ritornerebbe tra il pianeta rosso e il sole
mancato ogni 3600 anni.
In ultima analisi, possiamo definire Nefilim, quella civiltà che civilizzò i
popoli africani e della mezzaluna fertile (non solo questi popoli, gli
Annunaki arrivarono a civilizzare le civiltà precolombiane e i popoli
asiatici), insegnando loro l’arte della conoscenza. A mio parere , anche
Osiride era un Nefilim, così come lo erano Iside, Thot e Set. Dunque gli
Annunaki erano i colonizzatori che Atlantide mandava nel mondo per
civilizzare quella parte di umanità che era agli albori della civiltà.
Ecco, qui di seguito, una parte del Documento di Damasco (CD II,14-
III,1) in cui viene trattato il tema della caduta degli angeli, dei loro figli (i
giganti) e degli uomini:
“Ed ora, figli, ascoltatemi ed io scoprirò i vostri occhi affinché possiate
vedere e comprendere le opere di Dio, scegliere quanto gli è gradito e
respingere ciò che odia, camminare alla perfezione in tutte le sue vie
senza sgarrare secondo i desideri dell’istinto colpevole (yeser ‘ashmah) e
degli occhi lussuriosi (be’ene zenut) [cfr. Ezechiele 6,9]. Poiché molti, a
causa di essi si sono smarriti, e hanno vacillato, a causa di essi, valenti
eroi, dai tempi antichi ad oggi; avendo camminato nell’ostinazione del
loro cuore, caddero i vigilanti del cielo; furono presi, a causa di essi,
perché non avevano osservato gli ordini di Dio, e (a causa di essi)
caddero i loro figli la cui altezza uguagliava quella dei cedri e i cui corpi
erano come le montagne; ogni carne che era sulla terra esistiti,
essendosi comportati secondo la loro volontà e non avendo osservato
gli ordini del loro fattore, fino a quando arse contro di essi la sua ira. A
causa di essi si sono smarriti i figli di Noè e le loro famiglie, a causa di
essi furono recisi. Ma a causa di essi si sono smarriti i figli di Giacobbe e
furono puniti secondo il loro errore”.Per l’autore di questo testo,
 gli angeli caddero (nafal) e peccarono, per
non avere osservato i comandamenti (gli ordini) di Dio, e per lo stesso
motivo caddero (nafal) i loro figli (cioè i giganti, i nefilim di Gen. 6; pur
non citandoli espressamente con questo nome ce n’offre evidentemente
un’etimologia).
Il termine nefilim cui qui c’è una chiara allusione, viene invece citato
esplicitamente nell’Apocrifo della Genesi II,1:
“Ecco, pensai allora in cuor mio, che la concezione viene dai vigilanti e
dal seme dei santi, e che questo bambino assomiglierà forse ai giganti
(nefilim)”.
Lamec è preoccupato dal sospetto che Noè sia nato da una relazione di
sua moglie Bit-Enosh con i vigilanti, angeli a cui è dedicato un libro del
pentateuco “enochico”.
Dato il carattere lacunoso del testo, non è possibile decidere con
sicurezza se “nefilim” vada considerato come il nome dei giganti, o
semplicemente un participio passivo di nafal e quindi da tradursi «i
caduti», cioè gli angeli caduti.
In alcuni testi paralleli la colpa dei vigilanti consiste nell’aver rivelato agli
uomini i segreti cosmici.
Alla tematica dell’unione con le femmine ci riconducono anche il già
citato Apocrifo della Genesi: L’interpretazione si riferisce ad Azazel e agli
angeli che… entrarono dalle figlie degli uomini e generarono loro gli
eroi (ghibborim).
Il frammento n. 2 di Qumran (n. 180) contiene un riferimento allo stesso
episodio, ma il testo è ancora più lacunoso e non si possono trarre
conclusioni certe.
La linea 2 cita la generazione dei giganti. e nella linea 4 si legge coloro
che amano l’ingiustizia e trasmettono in eredità la colpevolezza.
Si può infine ricordare il frammento n. 4 che ricorda la punizione dei
giganti nel diluvio, insieme al resto dell’umanità. – Azazel che viene qui
menzionato, è l’angelo che in Enoc VIII, svela all’umanità le scienze che
la corromperanno e viene punito – (sua è tutta la colpa della corruzione
della terra e degli uomini). Per l’unione degli angeli con le femmine
nasce la generazione dei giganti – Enoc IX,8 s. e X,11 s.
A causa sempre dello stato lacunoso del frammento non si può dire se
si accentui lo svelamento delle scienze segrete, o l’unione con le
femmine. Per entrambi questi aspetti, sembrano comunque valere la
tesi secondo cui:
“Il vero disordine, nasce nell’universo, quando c’è un’unione indebita
tra il divino e l’umano”.
Ma questo disordine altro non è che una contaminazione: gli angeli che
hanno trasgredito l’ordine di Dio, hanno anche infranto l’ordine della
natura, si sono contaminati e hanno contaminato tutta la natura;
l’hanno sciupata; per questo o è sorto il male o almeno il male è
dilagato.Ma come si può notare nel Documento di Damasco, esiste una certa
riservatezza circa una caduta dell’ essere umano. La caduta degli angeli
sembra che interessi relativamente e sembra stare sullo stesso piano di
quella degli uomini.
Un pensiero ebraico suppone che “è solo la dottrina dei due spiriti che
sembra fornire una soluzione accettabile agli uomini della comunità.
Bisogna fare risalire a Dio stesso la decisione di dare a questo mondo
l’aspetto di un campo di battaglia tra le forze del bene e quelle del male,
da lui stesso create, da lui stesso indirizzate a questo fine”.
In questo scontro Dio stesso interviene direttamente: “Ma il Dio di
Israele e l’angelo della sua verità soccorrono tutti i figli della luce”, come
nella battaglia escatologica, quando: “La grande mano di Dio s’alzerà
contro Belial e contro tutto l’esercito della sua dominazione con una
disfatta eterna (Regola della guerra XVIII,1)”, ma anche per liberare ogni
individuo dalla sua contaminazione radicale è necessario l’intervento
purificatore di Dio e dello Spirito Santo:
“Con la sua verità, Dio allora vaglierà tutte le azioni dell’uomo e si
monderà alcuni figli dell’uomo eliminando ogni spirito di ingiustizia
dalle viscere della loro carne e purificandoli nello spirito santo da tutte
le opere empie, aspergerà su di essi lo spirito di verità”.
In vero, cosa può essere la caduta degli angeli?
Si tratta semplicemente della fuga dei coloni di Atlantide, che si
staccarono dal cuore dell’impero Atlantideo, per formare nuove civiltà,
per strappare le tribù indigene (quali, ad esempio, le popolazioni
mesopotamiche, quelle precolombiane, etc.) dalla loro condizione
barbara e non evoluta.
Poco sopra, ho definito gli Annunaki i colonizzatori che Atlantide
mandava nel mondo per civilizzare quella parte di umanità che era agli
albori della civiltà; ma questa affermazione è vera in parte.
Mi spiego meglio: in principio il cuore dell’impero mando questi
colonizzatori ai quattro angoli del nostro globo col preciso scopo di
civilizzare e assoggettare le popolazioni indigene (sottolineo che
secondo Sitchin i vigilanti erano e sono degli alieni che hanno creato
l’uomo con l’unico scopo di assoggettarlo e sfruttarlo, questa è una
chiara prova a mio avviso, che gli atlantidei non si spinsero nei territori
barbari mossi solamente da uno spirito misericordioso nei confronti
delle tribù indigene); ma quando queste colonie crebbero si ribellarono
al controllo dell’impero, così da arrivare allo sdegno di Dio (l’impero) che
non riconosce come suoi i propri figli (le colonie) e decide di distruggerli
(prova di questa mia affermazione sono le 12 fatiche di Eracle, come
affermato da Axel Famiglini in un suo articolo “le civiltà antidiluviane”, o
ancora di più il mito popolare che vuole Atene avversaria degli eserciti
atlantidei che volevano conquistarla).



di Alessandro Greco
tratto da www.universo7p.it