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venerdì 15 aprile 2016



Perché ora a Stephen Hawking piacciono improvvisamente gli alieni?




Questo martedì, la leggenda della fisica Stephen Hawking e il miliardario Yuri Milner hanno annunciato una nuova, importante, iniziativa per l’esplorazione dello spazio chiamata ‘Starshot.’ Con l’aiuto di sonde della dimensione di un francobollo accelerate al 20 percento della velocità della luce attraverso un sistema di laser con base sulla Terra, la coppia spera di poter visitare il sistema stellare più vicino al nostro, Alfa Centauri. Il viaggio da 4.37 anni luce potrebbe essere svolto in appena 20 anni, dicono. Niente male.
Gli appassionati più attenti potranno facilmente notare un certo tipo di dissonanza tra la recente paranoia di Hawking relativa al fatto che gli alieni ci uccideranno tutti e il suo improvviso interesse per, ecco, la ricerca degli alieni.
Dopo tutto, la scorsa estate durante un evento, ha spiegato:
Non sappiamo granché sugli alieni, ma conosciamo diverse cose sugli esseri umani. Se guardiamo alla storia, il contatto tra umani e organismi meno intelligenti è spesso disastroso dal loro punto di vista, e l’incontro tra civiltà munite di tecnologie avanzate e civiltà con tecnologie primitive è sempre finito male per quelle meno sofisticate. Una civiltà capace di leggere uno dei nostri messaggi potrebbe essere miliardi di anni avanti a noi. Se così fosse, sarebbero infinitamente più potenti di noi, e per loro potremmo non essere altro che batteri.
Quell'evento nei fatti si trattava di una presentazione in grande stile di una vera e propria iniziativa chiamata Breakthrough Listen, che, se completata, si prefiggerà l’obiettivo di cercare gli alieni rilevando segnali radio e laser non naturali provenienti dallo spazio. Il passaggio chiave è che sarà una ricerca a senso unico: non verranno inviati messaggi nello spazio. Si ascolterà e basta.
(Un’altra iniziativa, Breakthrough Message, consiste di una competizione globale per la ricerca del migliore messaggio da inviare nello spazio. Sottolinea, però, che i messaggi non verranno inviati.)
È chiaro, però, che inviare una piccola sonda dalla Terra—munita di sensori, equipaggiamento per la comunicazione e altra tecnologia terrestre—significa distribuire una bella quantità di informazioni critiche riguardo la Terra e sui abitanti intelligenti. È l’equivalente interstellare di sventolare una mazzetta di banconote in un quartiere malfamato (senza offesa per chiunque abiti Alfa Centauri, non vi conosciamo ancora!)
Quindi, perché Hawking ha cambiato idea? Abbiamo qualche sospetto:
GLI ALIENI LO HANNO PRESO
È ciò che succede in Le guide del tramonto di Clarke, più o meno. Gli alieni arrivano sulla Terra e sono troppo intelligenti per rivelarsi, così sfruttano il Segretario Generale delle Nazioni Unite come fantoccio. Questo tizio è l’unico che riesce a salire sulla navicella degli alieni e a parlare con il loro leader. Così, patteggia senza saperlo la sottomissione della razza umana. Non è un traditore, è solo un gonzo. Sapendo ciò, sembra chiaro che la tecnologia proposta da Hawking e Milner sia pensata direttamente dagli alieni. Per capirci: è troppo tardi.

STEPHEN HAWKING È UN ALIENO, GLI MANCA CASA E NON CE LA FA PIÙ A SOPPORTARCI

Stephen è sul nostro pianeta da ormai 74 anni. Sono qui da almeno meno della metà degli anni e prenderei senza problemi il primo laser-razzo direzione fuori-di-qui—E non sono nemmeno un alieno.

IL VERO PERICOLO È L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Hawking lo dice ormai da tempo, e probabilmente il suo pensiero è riassimubile grazie a questo virgolettato da un op-ed uscito sull’Indipendent nel 2014: “La creazione di un’intelligenza artificiale sarebbe il più grande evento nella storia dell’uomo… Sfortunatamente, potrebbe anche essere l’ultimo, a meno che non impariamo prima a evitarne i rischi. Nel breve periodo, i reparti militari del mondo si stanno armando con arsenali automatici e intelligenti che scelgono gli obiettivi in maniera autonoma.”
Lo scorso anno ho letto un paio di lettere aperta dal Future of Life Institute, Hawking era tra i firmatari. La prima, pubblicata nel gennaio 2015 e titolata “Research Priorities for Robust and Beneficial Artifical Intelligence,” era la più composta delle due, e chiedeva che fosse fatto più lavoro di ricerca nell’ambito della sicurezza delle intelligenze artificiali e sulla possibilità di gestirla con efficacia; mentre la più famosa, pubblicata a luglio, chiedeva un deciso “divieto dei sistemi armati di offesa autonomi fuori dal controllo umano.”
C’è da dire, però, che Hawking negli ultimi anni si è rivelato piuttosto isterico sull’argomento intelligenza artificiale, dalla BBC a Reddit non si sta per niente ammorbidendo sull’argomento. Il che ci porta a...
È ARRIVATA L’APOCALISSE
In alcuni commenti fatti durante una sessione Q&A alle BBC Reith Lectures, a gennaio, Hawking si è pronunciato con toni piuttosto apocalittici, affermando che l’umanità sta entrando in un periodo molto rischioso per quanto riguarda gli avanzamenti tecnologici. Grazie al mix di guerra nucleare, riscaldamento globale e virus bio-ingegnerizzati, stiamo implorando lo svilupparsi degli eventi di portarci all’estinzione.
La soluzione? Scappare da questo pianeta il prima possibile.
“Anche se la possibilità di un disastro sul pianeta Terra in una data guerra è piuttosto bassa, aumenta col passare del tempo, e diventerà più o meno certa nel prossimo migliaio o decina di migliaia di anni,” ha detto, secondo la BBC. “Allora, dovremmo essere stati capaci di diffonderci nello spazio e su altre stelle, così che un disastro della Terra non significherà la fine della razza umana.”
“In ogni caso, non riusciremo a stabilire colonie auto-sufficienti nello spazio nel prossimo centinaio di anni, quindi dobbiamo fare molta attenzione in questo periodo.”
L’iniziativa Breakthrough Message di cui abbiamo parlato prima (quella in cui una serie di messaggi vengono scritti per essere inviati nello spazio ma poi non li inviamo) è molto più semplice del previsto—Per Hawking l’unico messaggio da inviare è “nuclearizzateci.

tratto da http://motherboard.vice.com/



Il nuovo folle progetto di Stephen Hawking ci porterà su Alfa Centauri



L’epica fantascientifica della seconda metà del ‘900 ci ha incatenati a uno spettacolare quanto scomodo demone: l’idea che per andare nello spazio servano dei giganteschi e ingombranti astro-vascelli.
Sembra, però, che quest’era sia finita: ieri l’internet investor Yuri Milner e il luminare della fisica Stephen Hawking hanno annunciato l’inaugurazione, nell’ambito del progetto Breakthrough Starshot, di un investimento da 100 milioni di dollari per la progettazione e l’ingegnerizzazione di un sistema che permetterà di accelerare a oltre 160 milioni di chilometri orari dei nano-vettori spaziali dal peso misurabile in grammi, per lanciarli nello spazio profondo e, secondo i primi calcoli, raggiungere il sistema stellare Alfa Centauri in appena 20 anni.
“Entro la prossima generazione Breakthrough Starshot mira a sviluppare un ‘nanocraft’—una sonda robotica spaziale dal peso di un grammo—e usare un raggio di luce per accelerarla al 20 percento della velocità della luce,” si legge nel post pubblicato ieri su Facebook da Stephen Hawking in persona.
La conferenza, tenutasi al One World Observatory a New York, ha visto la partecipazione anche di Mark Zuckerberg, che si unirà alla gestione del progetto, estendendo i confini del suo dominio globale anche all’atmosfera esterna del nostro pianeta. Inoltre, la divisione scientifica del programma sarà guidata da Pete Worden, ex diretto dell’Ames Research Center della NASA.
L’idea è piuttosto semplice: una vascello con a carico una flotta di nano-vettori viene lanciato e viene mandato in orbita a massima altitudine sopra la terra—Ogni unità a carico consiste di un piccolo “StarChip” equipaggiato con camere, sensori e equipaggiamento per la comunicazione, assieme un “lightsail”, una vela per trasporto lunga circa 3 metri. Tutti assieme, questi componenti pesano pochi grammi.
Una volta sganciati, i chip dispiegheranno le loro vele e saranno colpiti da un’onda di raggi laser sparati da un grosso array presente sulla terra—Secondo la nuova homepage di Breakthrough Startshot, questa scarica a propulsione fotonica potrebbe “accelerare i singoli nanocraft alla velocità richiesta nell’arco di pochi minuti.”
Sono tre le componenti principali del sistema—Prima di tutto lo StarChip, il cuore di Breakthrough Starshot: una (speriamo) vittoria della miniaturizzazione hardware ottenuta grazie alla "legge di Moore, che ha permesso di diminuire moltissimo le dimensioni delle componenti micro-elettriche," si legge sul sito. "Questa premessa ci permette di creare dei wafer da pochissimi grammi che trasportano camera, acceleratori fotonici, batterie e equipaggiamento per la comunicazione e la navigazione. Fondamentale, inoltre, è il "Lightsail", la vela solare di Breakthrough Starshot, "i progressi nelle nanotecnologie stanno producendo metamateriali sempre più sottili e leggeri, che promettono di poter essere utilizzati per la fabbricazione di vele dalla superficie di diversi metri ma spessa solamente pochi atomi."
A Terra, invece, diventa fondamentale il cannone fotonico che sparerà i raggi laser verso gli sciami di nano-vettori, "La crescente potenza e il sempre minore costo dei laser, permesso dalla legge di Moore, ha permesso di fare passi da gigante nell'ambito di queste tecnologie. Nel frattempo, batterie allineate di laser (i "cannoni fotonici) potrebbero essere potenziate fino a 100 gigawatt."
“Una volta che lanceremo questi oggetti e forniremo immagini ravvicinate di pianeti orbitanti attorno a un’altra stella, cominceremo finalmente a definire il destino dell’umanità tutta, e il suo futuro,” ha spiegato Worden a Scientific American. “Se funzionerà, questo progetto cambierà il nostro modo di percepirci come specie e come pianeta.”
Il progetto è ambizioso non solo per gli obiettivi dichiarati, ma sopratutto per la strada che il comitato di Breakthrough Initiatives intende intraprendere. Secondo il sito, infatti, Breakthrough Starshot "sarà basato interamente su progetti di ricerca di pubblico dominio, si impegnerà a pubblicare i nuovi risultati e sarà votato alla trasparenza e al principio dell'open access."

tratto da http://motherboard.vice.com/

sabato 17 ottobre 2015



RILEVATA MEGASTRUTTURA ORBITANTE INTORNO A UNA STELLA DELLA VIA LATTEA, GLI ASTRONOMI: "POSSIBILE TECNOLOGIA ALIENA"


L'anomalia rilevata dopo mesi di osservazione: "Potrebbe essere il segno della presenza di una civiltà avanzata".
Una strana luce arriva da KIC 8462852, una stella proprio sopra la via Lattea, in mezzo alle costellazioni del Cigno e della Lira, a 1481 anni luce da noi. Così strana che dopo averla osservata a lungo con il telescopio spaziale Kepler, gli astronomi rimangono perplessi. E il professor Jason Wright della Penn State University, a breve pubblicherà un report in cui verranno delineati i contorni del mistero. Per almeno provare a capire cosa c'è lassù. Perché il telescopio registra una peculiare intermittenza dei fotoni, come se davanti a quella stella passassero delle "megastrutture", magari realizzate da una civiltà aliena per carpire l'energia della stella.
Con variazioni non periodiche e picchi irregolari di ostruzione della luce della stella che arrivano anche al 22%. Insomma, una situazione inedita e diversa dal tipico scenario di regolarità di questi dati che porta alla scoperta di un esopianeta.
Ma perché è così atipica la situazione di KIC 8462852, al punto che gli astronomi arrivano a parlare di un argomento tabù per la scienza, civiltà extraterrestri avanzate? Perché le informazioni che arrivano dal telescopio escludono ogni possibile spiegazione eccetto una, uno sciame di comete attirate nell'orbita di KIC 8462852 da un'altra stella, o un impatto avvenuto in tempi distanti. Ma per il verificarsi di questa condizione, KIC 8462852 dovrebbe essere molto più giovane di quello che è, e non ci sono riscontri all'infrarosso. Dice Wright all'Atlantic:"L'ipotesi aliena è sempre l'ultima che andrebbe considerata. Ma quello che vediamo è proprio qualcosa che ci aspetteremmo che una civiltà aliena costruirebbe". Una volta esclusi errori degli strumenti e letture sbagliate, certo. A questo pensa Tabetha Boyajian di Yale: "Tutto regolare" sul fronte tecnico.



Per sapere cosa c'è nell'orbita di KIC 8462852 servono approfondimenti. Forse comete, forse megastrutture intorno a una stella, delle "sfere di Dyson" come quelle degli episodi di Star Trek, quindi. Tecnologia per assorbire energia finalizzata al mantenimento della vita. Del resto, uno dei metodi di ricerca di civiltà aliene avanzate è proprio l'individuazione di possibili tecnologie. Così nella vicenda si inserisce anche Andrew Siemion, direttore del SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence). E l'ipotesi aliena inizia ad essere presa piuttosto sul serio dagli scienziati. Il prossimo passo, previsto per gennaio, sarà puntare un'antenna radio verso la stella per verificare se esistono frequenze associabili a questo scenario. Se insomma possa essere vero che attorno a KIC 8462852 ci siano dei giganteschi pannelli solari alieni, installati quasi 1500 anni fa. O per verificare se qualunque cosa abbia visto Kepler, sia ancora lì dopo tutto questo tempo.


tratto da http://www.noiegliextraterrestri.it/


giovedì 12 gennaio 2012

Non è raro il pianeta con due soli

Potrebbero essere più comuni di quanto finora ipotizzato i pianeti con due soli. Lo afferma uno studio pubblicato su Nature che riporta la scoperta da parte del satellite Kepler di altri pianeti che ruotano attorno a due soli.

di Leonardo De Cosmo


I pianeti con due soli, come Tatooine in Guerre Stellari, potrebbero essere molto più comuni di quanto finora ipotizzato, al punto che nella Via Lattea potrebbero essere milioni. Lo suggerisce la scoperta di due nuovi sistemi solari con due stelle, fatta dal cacciatore di pianeti della Nasa, il telescopio spaziale Kepler, e pubblicata sull’ultimo numero di Nature. I pianeti che ruotano attorno a due soli si chiamano Kepler-34 b e 35 b. La loro scoperta segue di pochi mesi la scoperta del primo Sistema Solare binario di cui fa parte Kepler-16. Se fino a pochi mesi fa queste combinazioni esistevano solo in linea teorica, queste prime osservazioni, unite al dato che le stelle binarie sono molto numerose (forse il 50% di quelle presenti nella galassia), spingono gli astronomi a ipotizzare l’esistenza di milioni di pianeti con due soli.

Secondo William Welsh, della State University di San Diego, uno dei responsabili della ricerca, circa l’1% delle stelle doppie ha in orbita un pianeta gigante simile a quelli osservati. I due nuovi pianeti sono dei giganti gassosi simili a Giove, con una massa rispettivamente di un quinto e un decimo del più grande pianeta del nostro sistema solare e con orbite della durata di 289 e 131 giorni. Ruotando attorno a una coppia di stelle che a loro volta ruotano attorno a un baricentro comune (centro di massa), i pianeti dei sistemi binari hanno un’orbita molto particolare: cambia infatti ad ogni passaggio in funzione dello spostamento dei due soli. I tre pianeti con due soli fino ad ora conosciuti non hanno le caratteristiche per poter ospitare teoricamente forme di vita, in quanto presentano temperature superficiali troppo elevate o troppo basse, ma questo non fa escludere ai ricercatori la possibilità di poter identificare in futuro possibili Tatooine abitabili proprio come nella saga hollywoodiana.


Fonte:

lunedì 26 dicembre 2011

UE SHOCK: TEMPESTA SOLARE CATASTROFICA, ESISTE RISCHIO REALE

tratto da noiegliextraterrestri.blogspot.com




Alla fine abbiamo l’ufficialita’ anche da parte dell’Unione Europea. 
La Commissione europea ha presentato infatti, una relazione dove si parla del “crescente rischio 
che si verifichi un evento tecnologico, causato da una tempesta solare, di dimensioni catastrofiche“, che andra’ a interessare le infrastrutture terrestri come le reti elettriche, di telecomunicazioni, navigatore satellitare o le banche. 
Il rapporto osserva che visto il prossimo “massimo solare” atteso per il 2013, occorre nei prossimi mesi intensificare le ricerche e le analisi, in modo da comprendere meglio il potenziale impatto di meteorologia spaziale su alcune infrastrutture. 
Il rischio di un possibile black-out a causa di una tempesta solare in un tempo relativamente breve è “alta” e il rapporto evidenzia come la società non sia tuttavia preparata ad affrontare questo prossimo evento.
La Commissione europea propone di definire le responsabilità e una linea guida di comunicazione, prima che si verifichi l’evento, in modo che tutti possano reagire in caso di allarme.
Per questo motivo sono allo studio protocolli d’intervento all’allarme, ai quali succederanno poi svariate simulazioni (stress test) per contribuire ad aumentare la consapevolezza degli attori e di identificare le lacune e le debolezze nelle procedure di emergenza.


Pubblicato da Annalisa

martedì 20 dicembre 2011

Microbi sotto il suolo marziano, ora gli scienziati ci credono

Andiamo indietro di vent'anno nel periodo più brutto dell'illusione marziana. Gli scienziati dopo la doccia fredda dei dati delle sonde nasa aveva accantonato la possibilità di vita nel piaenta rosso. In questi ultimi dieci anni qualcosa è cambiato radicalmente. Prima i modelli climatici che davano Marte come la Terra qualche milione di anni fa, poi i ghiacci scoperti nelle calotte polari del pianeta, poi gli oceani sotterranei indicati dalla presenza di gesso, e poi ecco la vita. Esatto.Ci potrebbe essere vita microbica nel sottosuolo di Marte. Lo sostengono scienziati australiani che hanno paragonato le condizioni di vita sul pianeta rossa a quella sulla terra. Secondo gli esperti dell'Università nazionale d'Australia guidati da Charley Lineweaver, il 3% del volume di Marte, in particolare nel sottosuolo, potrebbe ospitare forme viventi o altri organismi viventi (la terra non supera l'1%). « Siamo riusciti a realizzare una compilazione esaustiva - ha affermato Lineweaver - Abbiamo preso quasi tutte le informazioni di cui disponiamo, le abbiamo assemblate e ci siamo chiesti: i dati di insieme sono coerenti con la vita su Marte? » E la risposta è sì. Vaste regioni di Marte sono compatibili con la vita terrestre» se paragoniamo le temperature e la pressione terrestre a quelle del pianeta rosso.

 tratto da ufonline.it
 

domenica 20 novembre 2011

GIAPPONESI SULLA LUNA

tratto da Studi sul mistero





Quando si tratta di tecnologia, i giapponesi sono più avanti degli altri, e ancora una volta lo hanno dimostrato.
In Giappone si stanno valutando due idee riguardanti il nostro satellite, idee che verranno probabilmente avviate in futuro.

La prima idea riguarda l'invio di robot umanoidi sulla Luna, robot che serviranno per costruire una base lunare. Tale progetto inizierà nel 2015 con l'invio sulla Luna di un rover umanoide, che inizierà a fare i rilevamenti necessari alla costruzione. Tale rilevamento sarà poi seguito dalla costruzione della base lunare che, secondo i calcoli della Waseda University, sarà ultimata nel 2020.
Tale base, secondo il professor Katsuhiko Shirai, verrà costruita vicino al polo sud lunare, e sarà alimentata da pannelli solari. Il costo di questo progetto si aggira sui 2,2 miliardi di dollari.

E ora arriva la seconda, un progetto decisamente più grandioso.

L'azienda giapponese Shimizu ha presentato un progetto che, se realizzato, fornirà energia illimitata a tutta la Terra. “Luna Ring”, questo il nome del progetto, prevede la realizzazione di un immensa centrale energetica solare, realizzata lungo l'intera circonferenza dell'equatore lunare, lungo 11.000 km. I pannelli verranno realizzati e piazzati da astronauti supportati da robot inviati allo scopo, e i materiali necessari alla costruzione verranno reperiti in loco. L'energia prodotta verrebbe poi trasferita sulla Terra mediante un'antenna dal diametro di 20 km, mediante microonde e raggi laser.
Secondo le stime l'energia prodotta da questa centrale energetica sarebbe sufficiente a coprire il 100% del fabbisogno energetico mondiale, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Il costo di questa centrale si aggira sui 21 miliardi di dollari, purtroppo i tempi di costruzione sono decisamente lunghi, vengono infatti stimati sui 100 anni di lavoro.




tratto da www.mistero.xoom.it

Urano e la misteriosa macchia bianca

tratto da Dita di fulmine



Urano è probabilmente uno dei pianeti meno considerati dell'intero Sistema Solare. Pare che per molti sia soltanto una sfera azzurra fortemente inclinata sul suo asse, e nulla più. Interessa pochi astronomi e astrofili, intenti a concentrare i loro sforzi su oggetti forse più spettacolari, ma probabilmente meno misteriosi di Urano.

In realtà, Urano è molto più interessante di quanto si sia sospettato finora. Urano è il settimo pianeta del Sistema Solare, ed è stato scoperto nel 1781 da nientemeno che William Herschel, considerato uno dei padri fondatori dell'astronomia moderna.

L'atmosfera si estende per circa 7.600 km, ed è percorsa da correnti che possono raggiungere una velocità di 600 km/h. Come per gli altri pianeti giganti del nostro sistema planetario, Urano è per lo più composto da gas: rispetto a Giove e Saturno, la sua atmosfera ha più acqua, metano e ammoniaca sotto forma di liquido super-denso, e un contenuto di idrogeno pari all'83%.

La caratteristica "strana" più nota di Urano è l'inclinazione del suo asse: 99,77 gradi, quasi parallelo al piano immaginario del Sistema Solare. Questa forte inclinazione causa un irraggiamento solare dei due poli per rispettivamente 42 anni; nonostante questo, le regioni più calde di Urano sono quelle equatoriali, secondo un meccanismo finora non compreso.

Come non ancora compreso è il perchè Urano sia così freddo: se messo a confronto con il suo vicino Nettuno, irradia 2,6 volte meno energia dell'ottavo pianeta. Le sue temperature, che possono raggiungere i -224°C, sono tra le più basse dei pianeti del Sistema Solare.

Nell'atmosfera di Urano è recentemente comparsa anche una strana macchia biancastra. L'osservazione è stata effettuata dal telescopio hawaiano Gemini di 8,1 metri di diametro, e il primo ad immortalare la chiazza è stato l'astronomo Larry Sromovsky .

Dal momento della diffusione della notizia su Facebook, tutti gli astronomi dediti allo studio dei pianeti, e tutti gli astrofili dotati di strumentazione adeguata, hanno iniziato a puntare i loro telescopi verso il pianeta azzurro, nel tentativo di confermare la scoperta di Sromovsky.

La conferma da parte di altri osservatori è importante, perchè potrebbe convincere il team di Hubble a puntare il telescopio spaziale verso Urano, interrompendo le correnti osservazioni di routine.

Come nel caso di Giove, anche la macchia di Urano potrebbe essere stata creata da un potente fenomeno atmosferico. "La ragione per cui abbiamo a cuore le nubi del pianeta Urano è perchè la loro attività sembra variare con le stagioni" spiega Heidi B. Hammel, scienziata planetaria a capo del team che ha effettuato la scoperta.

L'atmosfera di Urano è decisamente turbolenta, e lo scontro di masse gassose potrebbe essere l'origine di questa macchia bianca. Alcune regioni dell'atmosfera più interne ruotano più velocemente rispetto agli strati più esterni, dando luogo a fenomeni climatici molto violenti.

"I cambiamenti atmosferici sono più drammatici di quelli degli altri pianeti. Urano ci fornisce una visuale unica nel bilanciamento energetico di un'atmosfera planetaria". Studiare e comprendere Urano, infatti, ci consentirebbe di creare modelli più evoluti per la genesi dei pianeti gassosi, e comprendere meglio le dinamiche atmosferiche di oggetti planetari vicini e lontani.
 
 
 
tratto da www.ditadifulmine.com

Esposizione allo spazio: occhi che esplodono e sangue in ebollizione?

tratto da dita di fulmine





Cosa accade realmente quando un essere umano viene esposto al "vuoto" spaziale? Alcune pellicole cinematografiche ci mostrano sangue in ebollizione, occhi che escono dalle orbite, congelamento istantaneo dei tessuti, ma la realtà è un po' più complessa dalla finzione.

Da quando l'umanità si è messa in testa di superare l'atmosfera del nostro pianeta, una discreta quantità di esseri viventi è stata esposta a condizioni simili allo spazio extra-atmosferico per verificare gli effetti sul loro organismo. E' grazie a loro, e a qualche sfortunato ricercatore e astronauta delle agenzie spaziali russa e americana, che sappiamo quale effetto possa avere lo spazio sulla materia vivente.

Le prime sperimentazioni sulle conseguenze dell'esposizione allo spazio sono state eseguite allo scopo di verificare le possibili implicazioni di una breccia nello scafo di una navetta spaziale. Fu per questo motivo che vennero costruite le "camere ipobariche", appositi ambienti di simulazione in grado di ricreare le condizioni sperimentabili a grandi altezze e a basse pressioni atmosferiche.

Queste camere sono comunemente utilizzate per l'addestramento dei piloti militari, ma sono state anche sfruttate per verificare gli effetti dello spazio su animali ed esseri umani, ed è anche grazie ai dati raccolti durante queste sperimentazioni che siamo in grado di descrivere con una certa accuratezza le conseguenze dell'esposizione al vuoto cosmico.

Uno dei primi esperimenti sul vuoto si verificò per puro caso: nel 1966, durante un test sulle prime tute per astronauti, il tecnico della NASA Jim LeBlanc rimase intrappolato all'interno di una camera a vuoto protetto soltanto da una tuta difettosa. Dopo 14 secondi, il poveretto cadde a terra svenuto, e fu solo l'intervento tempestivo dei suoi colleghi ad evitare conseguenze permanenti.

Ma l'incidente-modello è probabilmente quello della Soyouz 11: nel 1971, tre astronauti russi sperimentarono in prima persona le condizioni estreme dello spazio, perdendo la vita.
Il modulo orbitale avrebbe dovuto staccarsi dal resto della navetta grazie a 12 bulloni fatti esplodere in sequenza, ma un malfunzionamento durante il distacco causò una grave perdita d'aria da una valvola dell'abitacolo.

In circa 30 secondi, ad un'altezza di 168 km dalla superficie terrestre, l'abitacolo degli astronauti russi aveva perso aria respirabile e pressione. Nei successivi 60 secondi, l'astronauta Patsayev riuscì a chiudere a metà la valvola che aveva causato la falla, prima di svenire. La Soyouz riuscì successivamente a tornare sulla Terra, ma l'equipaggio era ormai passato a miglior vita.

Quando il corpo umano viene esposto al vuoto spaziale, iniziano a verificarsi una serie di lesioni che, sommate l'una con l'altra, creano rapidamente un mix letale. La prima conseguenza del vuoto è l'espansione dei gas all'interno dei polmoni e del tratto digestivo per via della differenza di pressione tra il corpo e l'ambiente esterno.

Questo può facilmente causare l'esplosione degli alveoli polmonari e il rilascio di aria nel flusso sanguigno, ma si può per lo meno ritardare la morte per decompressione esplosiva espirando quasi tutta l'aria contenuta nei polmoni nei primi secondi di esposizione allo spazio.
Il vero problema con i gas del vostro corpo è, in realtà, la dissoluzione dell'azoto nel sangue. Embolia gassosa, ben nota a sommozzatori, ed è letale se non trattata tempestivamente.

L'assenza di pressione atmosferica causa anche una spontanea conversione dell'acqua in vapore. L'acqua del vostro corpo inizierò ad evaporare in bocca, negli occhi, e in qualunque altra cavità sia presente del liquido. Alcune parti del vostro corpo possono ingrandirsi per pochi secondi fino a due volte le loro dimensioni originali, anche se la situazione non sarà così grave da causare una vera e propria esplosione. A questo punto, avete ancora qualche speranza di sopravvivere senza riportare lesioni troppo gravi, a patto che qualcuno riesca a recuperarvi all'interno di un mezzo pressurizzato a dovere.

Se siete preoccupati per le rigide temperature dello spazio, la realtà è che prima di morire di freddo avrete la possibilità di abbandonare questo crudele mondo per embolia, evaporazione dei liquidi corporei, asfissia, arresto cardiaco ed esposizione diretta a raggi ultravioletti. Il corpo non congelerà completamente, come si può osservare in alcune pellicole di Hollywood, perchè il vuoto spaziale non è un mezzo ideale per la trasmissione di calore; e il vostro sangue non bollirà, dato che l'elasticità dei vasi sanguigni manterrà una pressione tale da non mandarlo in ebollizione fino a quando l'organismo non si sarà liberato di tutti i liquidi che contiene.

Dal momento del'esposizione alle condizioni del vuoto spaziale alla totale perdita di coscienza passano circa 10 secondi, un'eternità se si pensa a cosa si innesca una volta sottoposti a quella situazione estrema. Trascorso questo breve (o fin troppo lungo) lasso di tempo, il vostro cervello perderà lucidità per via dell'assenza di ossigeno, naso e bocca verranno raffreddati dall'evaporazione dell'acqua fino quasi a congelarsi, la vostra pelle inizierà a colorarsi di blu e i capillari ad esplodere.

Se qualcuno riuscisse a recuperarvi entro un minuto e mezzo, sarete in grado di ritornare alla vostra vita di sempre con qualche acciacco più o meno grave. Ma oltre i 90 secondi la pressione sanguigna e l'evaporazione dei liquidi non vi darebbe molte speranze di sopravvivenza.
Il vostro cervello rimarrebbe sostanzalmente intatto, anche se completamente privo di ossigeno e imprigionato in un corpo privo di vita.
tratto da www.ditadifulmine.com

Enorme lago sotto la superficie di Europa

Europa torna alla ribalta con una scoperta effettuata dai ricercatori della University of Texas: sotto al suo guscio ghiacciato, la luna di Giove ospiterebbe almeno un lago ghiacciato dal volume pari a quello di tutti i Grandi Laghi nordamericani.

Secondo Britney Schmidt, ricercatrice dell'università e aurice della ricerca, sotto lo strato di ghiaccio perenne che ricopre Europa potrebbero nascondersi molti altri laghi simili, considrati tra gli habitat più promettenti per la ricerca di vita extraterrestre.

"Un'opinione della comunità scientifica è stata 'se lo strato di ghiaccio è spesso, non è un bene per la biologia: probabilmente la superficie non comunica con l'oceano sottostante'" spiega Schmidt. "Ora abbiamo trovato la prova che anche se il guscio di ghiaccio è spesso, oceano e superficie possono mescolarsi vigorosamente. Questo potrebbe rendere Europa e il suo oceano più abitabili".

La sonda Galileo ha ripreso negli anni passati due chiazze circolari che apparentemente si stagliavano sulla superficie di Europa. Classificate come "chaos terrains", queste caratteristiche superficiali sembrano essere collegate allo scioglimento del guscio di ghiaccio.
 
"Ho letto la ricerca e immediatamente ho pensato: si, questo ha senso" spiega Robert Pappalardo, ricercatore della Planetary Science Section alla NASA. "E' il solo modello convincente che soddisfa tutte le osservazioni fatte finora. Per quanto mi riguarda, è la risposta più corretta".

"E' il miglior modello mai realizzato finora" sostiene Paul Schenk, scienziato del Lunar and Planetary Institute. "Se potessimo osservare con radar in grado di penetrare la superficie, si potrebbe osservare l'interno del guscio di ghiaccio, determinare la struttura degli strati del guscio e verificare quale modello funziona meglio".

I chaos terrains (terreni caotici) sono particolari regioni di superficie planetaria o lunare che presentano profonde spaccature nel terreno, canyon, e pianure sovrapposte l'una sull'altra. Sono regioni caratteristiche riscontrabili in molti pianeti rocciosi e lune del Sistema Solare, ma la loro genesi è tutt'altro che compresa a fondo.

Si pensa che alcuni terreni caotici possano essere stati creati da impatti con altri corpi celesti e il successivo contatto della roccia fusa con acqua liquida. E' ciò che, secondo i più recenti modelli di simulazione, sarebbe accaduto su Marte: le regioni caotiche si sarebbero formate in aree un tempo ricche d'acqua, tra 2 e 3,8 miliardi di anni fa.

Anche su Europa sembra essere coinvolta l'acqua, ma secondo un processo differente: le "lenticulae caotiche", formazioni circolari o ellittiche come la Conamara Chaos, non sarebbero altro che una sorta di iceberg intrappolati nella crosta di ghiaccio esterna.

Europa acqua
Conamara Chaos è una regione caotica probabilmente nata dallo scioglimento di parte del ghiaccio che compone il guscio esterno di Europa. Alcune porzioni di terreno, sotto la spinta di ghiaccio e acqua più caldi, si sono spostate l'una sull'altra, ruotando per via delle collisioni tra i diversi banchi.

Conamara Chaos è spesso citata come prova della presenza di un oceano di acqua liquida sotto la superficie di Europa, e Schmidt considera questi terreni caotici una vera e propria prova geologica dell'esistenza di grosse sacche d'acqua in continuo mutamento.

"Abbiamo osservato lo scioglimento sotto il ghiaccio, le fratture e il collasso degli strati di ghiaccio" dice la Schmidt. "Abbiamo ipotizzato queste grosse sacche d'acqua che formano laghi. Man mano che si sciolgono rompono il ghiaccio sopra di loro, come si vede sulla Terra".

Per ora, la presenza di queste sacche d'acqua sotto lo strato di ghiaccio è puramente teorica, e sarà necessario inviare una sonda robotica per verificare la realtà dei fatti.
Ma Europa è una vera e propria promessa nel campo della scienza planetaria e dell'astrobiologia: "Europa ha probabilmente un profondo oceano di acqua liquida sotto la sua crosta ghiacciata, il che lo rende un oggetto di enorme interesse come possibile dimora per la vita" afferma Steve Squyres della Cornell University.
 
 
 
tratto da  http://www.ditadifulmine.com